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Weltanschauung

Sabato 28 maggio alle ore 19,00 si inaugura presso  l’Associazione culturale Orientalesicula 7 punto arte, la mostra personale di Aurelio Valentini intitolata Weltanschauung.

La mostra sarà visitabile

Dal 28 maggio al 10 giugno dalle 17.00 alle 20,00
Domenica e festività del 2 giugno dalle 10,00 alle 13,00
Lunedi chiuso

Parlare di Aurelio Valentini, della sua raffinata e godibile pittura, è stata sicuramente una sfida per me, sia per la rintracciabilità di un’unica indagine esistenziale che anima il suo quarantennale percorso artistico aperto via via a nuovi orizzonti creativi, sia perché dare alla figuratività tanta delicatezza e, al contempo, tanta forza espressiva senza cadere mai in un pur facile citazionismo sorprende e rincuora in un’epoca in cui sembra non ci sia più niente da dire.

Valentini parte dall’amore e dalla facilità innata del ‘disegnare’, sempre ancorato al filone realista novecentesco, si serve e dialoga continuamente con la fotografia diventando la sua pittura ora testimonianza del presente nel suo ribollire di contenuti sociali,ora ricordo lontano e immoto di paesi sospesi fuori dal tempo, fino a frammenti di corpi in improbabili tensioni anatomiche o a figure umane assorte fotografate in realtà urbane che lentamente vengono ingoiate dal vuoto.

Su tutto, la condizione esistenziale della contemporaneità, quella di ‘…un uomo imbrigliato, vincolato ad una società che lo trascina in una vita tumultuosa, piena di dissidi e contrasti. In cui i valori dello spirito che per secoli lo hanno sorretto, adesso si sgretolano. Lo lasciano solo, mentre guarda lontano…’ come lo stesso pittore scriveva in una sua presentazione di qualche tempo fa.

Le opere degli anni ’70 e dei primi anni ’80 lo vedono elaborare in maniera personalissima sia gli input che vengono dalla pittura  espressionista, sia rispondere alle tensioni sociali che quegli anni hanno caratterizzato. Le tematiche sono quelle del lavoro, del ‘caporalato’, delle campagne, della mafia e la figura umana statica, silente, incisa, quasi scavata dal  disegno netto, è immersa in paesaggi dai colori alterati che ad onde successive la investono di rossi, verdi, bruni  creando intorno ad essa delle aure disperanti. A questo segue, per tutti gli anni ’90, una ricerca su fotogrammi ravvicinatissimi del corpo umano, su volti, e soprattutto su mani, su dita, nocche, falangi tese o strette, in equilibratissime geometrie, da corde che sembrano venir fuori dagli ‘Ecce Homo’ di Antonello, tanto quelle corde e quelle membra sono restituite sulla tavola con verità materica lenticolare. Sono opere in cui maggiore si avverte l’inquietudine e il dramma, opere dai colori più foschi, in cui la tensione, non solo formale ma psicologica, corre sul filo di un disegno preciso e di chiaroscuri magistrali. E anche qui Valentini dichiara il suo amore per questa umanità tormentata, un amore che, nei lavori dell’ultimo decennio, prende sempre più i toni dell’elegia con i ‘tasselli’ di ambiente  più intimo e ‘domestico’ in cui protagonista è il volto di un bambino. La sua pittura, complice il trascorrere degli anni e un carattere incline all’osservazione ‘distaccata’, diventa pittura da filosofo, una pittura mai urlata, che sceglie sempre più la narrazione minima in cui gli eventi riposano, osservati da lontano. E’ questa la cifra linguistica con cui leggere i successivi paesaggi meridionali, paesi rivissuti nella memoria, galleggianti sulle nuvole dell’atemporalità, costruiti classicamente, ancorati ad un elemento verticale ( un campanile,un rudere, un castello, una montagna) intorno al quale prende corpo, come un’automatica riproduzione cellulare, la costruzione fatta di cubi e parallelepipedi, case prive di finestre o porte, puri volumi privi di presenze umane o perché l’uomo è altrove, o perché è chiuso nel suo guscio, dietro la sua ‘maschera’ che non gli consente (ma lo vuole veramente?) di entrare in contatto, di comprendere l’altro.

‘…ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole che io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente, le assume col senso e col valore che hanno per se, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci, non ci intendiamo mai!’ così scriveva Pirandello nel 1921.

Qui sembra chiudersi il cerchio di una Weltanschauung e di un percorso stilistico rigoroso, ma Valentini, nell’ultimo quinquennio, ha svoltato ancora l’angolo e ci ha regalato nuove immagini, nuove realtà della visione che, inevitabilmente, aprono altre possibili metodologie di lettura alle esperienze passate.

Si tratta dei ritratti impietosi della varia umanità dei migranti che popola le nostre strade, le nostre città sul cui sfondo, sempre riconoscibile, si muovono, agiscono, lavorano, sono lavavetri ai semafori, suonatori di fisarmonica,venditori di teli da spiaggia che camminano sulla battigia infuocata dei nostri lidi; e sono i protagonisti, insieme alle automobili, alle piazze alberate, alle case, di città che si perdono in perfette fughe prospettiche, rinnovate da colori più brillanti.

Prof.ssa Mariateresa Zagone

Associazione culturale Orientalesicula 7 punto arte  Via Mario Giurba, 27 Messina

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