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Quando la vedova è allegra

TORNA L’OPERETTA AL VITTORIO EMANUELE CON “LA VEDOVA ALLEGRA”. IL SOPRANO TIZIANA CAMINITI ALL’ESORDIO NELLA SUA MESSINA. DIRIGE ELISABETTA MASCHIO, REGIA DI MARIO DE CARLO.  IN SCENA IL 3, IL 5 E IL 7 MAGGIO.

L’operetta più famosa del mondo e l’esordio di un direttore donna Elisabetta Maschio sul podio del Teatro Vittorio Emanuele di Messina. Il debutto nella propria città del soprano Tiziana Caminiti nel ruolo principale di Hanna Glawari, il ritorno di un artista dalla carriera internazione qual è il baritono Armando Ariostini nell’altro ruolo principale del Conte Danilo, un cast di prim’ordine che  annovera molti cantanti siciliani e calabresi .

Per informarvi su questo evento diamo spazio ai protagonisti e a chi ha lavorato per portarlo in scena:

Questa importante produzione de La vedova allegra è uno dei fiori all’occhiello del nostro cartellone musicale. È stata una stagione fondamentale per l’avvenire, con una programmazione che ha dato una fisionomia di alto livello al nostro Teatro, pur nelle difficoltà economiche che abbiamo dovuto affrontare. Mi auguro che il bilancio regionale non falcidi le risorse che la stessa Regione concede ogni anno, come vuole la legge, all’Ente Teatro, altrimenti saremmo costretti a ridimensionare la nostra attività con grave danno non solo per il teatro, ma per l’intera comunità. Sono convinto che il teatro nelle sue attività, comprese quelle per i bambini, sia una strumento indispensabile per la crescita culturale del territorio, senza la quale, a mio avviso, non ci può essere crescita sociale e politica, condizioni indispensabili per lo sviluppo.

Luciano Ordile – Presidente dell’E.A.R. Teatro di Messina

La tensione della vigilia questa volta sarà più alta del solito perché questa produzione de La vedova allegra, di per sé di grande importanza, è anche l’ultimo atto lirico della stagione del Vittorio Emanuele, anche se il cartellone chiuderà a luglio, nel Teatro Antico di Taormina, con la messa in scena di Norma. È stata una stagione musicale  particolarmente impegnativa per l’Ente Teatro, con tanti spettacoli e concerti di alto livello. Ricordo che ancora il programma prevede le tre serate con il grande Paolo Conte. Tornando alla piece di Franz Lehár, siamo molto soddisfatti della presenza al Vittorio Emanuele di un regista come Mario De Carlo e del direttore Elisabetta Maschio, la prima donna a salire sul podio del nostro teatro, oltre all’ottimo cast. Ma, affinché tutto vada per il meglio, bisogna tributare un grosso plauso, come sempre, alle nostre maestranze e alla macchina organizzativa che, in ogni circostanza, riescono a offrire le più ampie garanzie.

Paolo Magaudda – Sovrintendente dell’E.A.R. Teatro di Messina

Si fa presto a dire operetta. Il termine, mascherato da diminutivo, non rende merito alla complessità, alle variegature, alle difficoltà esecutive che caratterizza le operette “serie” (perdonate l’ossimoro…)

Nel caso della Vedova allegra questo assunto è tanto più vero, in quanto essa è l’epitome dell’operetta: tante volte è stata rappresentata, e sempre con dignità da opera “vera”, che le nostre orecchie e i nostri occhi sono già pieni e satolli di grandi nomi del canto, di grandi regie, di direzioni di vaglio internazionale.

La “nostra” Vedova è fatta da specialisti del genere, con un organico orchestrale-sinfonico, con un’attenzione ai dettagli di messinscena e concertazione che si allinea perfettamente con le operazioni condotte in sede di allestimento dei grandi melodrammi: con in più quella freschezza che in casi come questo non può mancare, coniugata con una voglia di sorridere e far sorridere sicuramente gradite in temperie come quella attuale.

Lorenzo Genitori – Direttore artistico per la musica dell’E.A.R. Teatro di Messina

La vedova allegra è un piacevole vaudeville scritto dal  commediografo e librettista francese Henri Meilhac (lo stesso di Carmen di Bizet) 150 anni fa, nel 1861, che però divenne famosissimo solo grazie alla musica di Franz Lèhar, con i testi di Léon e Stein.. Vedova è un capolavoro di genuina ispirazione dove i protagonisti  sono coinvolti in un vorticoso e divertente scambio di coppie, di promesse, di sospetti e di rivelazioni. Una commedia amabile e, al tempo stesso, scintillante d’ironia, con un finale in cui trionfano i buoni sentimenti.

Nel 1905 alla sera della prima al Theater an der Wien i motivi entrano subito nell’orecchio della gente e tutti i numeri devono venire ripetuti. Heinrich Eduard Jacob, biografo di Johann Strauss, l’ha definita una “vera e propria musica mattutina, fresca come rugiada”. Il successo de La vedova allegra è certamente da attribuire anche al fatto che si tratta di una sorta di prodotto comunitario europeo ante litteram. Molti temi rimandano infatti alla tradizione francese offenbachiana, altri a quella popolare delle aree balcaniche, altri sono squisitamente viennesi.

Con l’orchestra, il coro e i solisti di questa edizione cercheremo di contagiare il pubblico con il ritmo delle danze e di commuoverli con le terse sonorità dei duetti d’amore, consapevoli di toccare con rispetto un capolavoro assolutamente indimenticabile.

Elisabetta Maschio – Direttore

La vedova allegra costituisce l’apice del genere operetta per la sua perfetta armonia di intreccio e composizione: da una parte tutta una serie di fattori sempre vincenti come il denaro e l’amore, dall’altra la presenza protagonistica del ballo. Da sempre ho avvertito la componente danzata come elemento importante dello spartito, quindi, ho voluto, in questa regia, infiltrare il ballo nell’azione drammaturgica, rendendolo anche mezzo espressivo e non solo gioco esibizionistico. Accanto ai tre momenti canonici e dichiarati, ho voluto permeare di movimenti coreutici un po’ tutto lo svolgersi della vicenda. Attraverso il ballo i protagonisti esprimono i propri stati d’animo, si relazionano tra loro e si raccontano al pubblico: a passo di danza, infatti, si muovono nei loro duetti Hanna con Danilo e, ancor di più, Valencienne con Rossillon, assecondando più la musica che cantano anziché le parole che dicono.

Per fare onore alla Vedova ho deciso di andare contro corrente: in un’epoca in cui si assiste a regie minimaliste o ambientate in contesti altri, rispetto all’originale, io ho preferito ritornare a offrire al pubblico una messinscena col profumo della Belle Epoque. L’impianto scenografico è dunque di classica impostazione: l’ambasciata del Pontevedro con le sue colonne di malachite e gli stucchi d’oro si ispira all’aulico stile dell’Hermitage, la casa della ricchissima Hanna Glawari è invece una dimora in stile Liberty, un salotto decorato secondo l’ultimo grido del momento, ma con in più l’inaspettata trasformazione a vista dello stesso raffinato ambiente in quello infuocato e baluginante del ricostruito Maxim, tutto specchi, rosso e fucsia, così da rendere esplicito di fronte allo spettatore che si tratta sempre della maison Glawari.

Al progetto ho aggiunto, inoltre, l’idea di creare un collegamento fra palcoscenico e platea, modulo frequentato da tutti i generi di teatro “leggero”: un espediente tecnico che, lungi dal pretendere una qualsivoglia plausibilità drammaturgica, rende piacevolmente scorrevole l’azione e avvicina, non solo fisicamente, i protagonisti al pubblico.

Un momento di regia cui ho prestato particolare cura è l’ingresso in scena della protagonista, costruito per evidenziarne tutto il potere e la ricchezza quasi imbarazzante. Hanna arriva a Parigi addirittura con un treno personale, l’Orient Glawari Express, circondata da sei body-guard: all’arrivo della donna del giorno si mobilitano giornalisti e fotografi ed è lei che dona rose (nere!) ai suoi pretendenti, invece di riceverle da loro, e alla fine sparge su tutti il suo denaro così ambito, autentico motore di tutta la vicenda.

Mario De Carlo – Regista Scenografo/Costumista

Sono molto grata per l’emozionante occasione che mi è stata concessa di poter cantare in questa bella e riuscita produzione de La vedova allegra. Provenendo dalla danza ho cantato nelle operette per diversi anni, soprattutto a Trieste per il Festival internazionale dell’operetta, ma debuttare qui in questo bel teatro e con un cast di così alto livello mi rende felice e al tempo stesso particolarmente responsabile, sia per il ruolo, brillante, di Hanna, sia perché mi esibisco nella mia città e tutti si aspettano il meglio da me, che è, ovviamente, quello che voglio dare. Quindi c’è una forte tensione: questo genere mi è congeniale, vi è la completa partecipazione fisica, non soltanto canora di tutti i personaggi e, al tempo stesso, come nelle favole, il lieto fine fa sì che il pubblico torni a casa contento. Hanna è una donna forte e anche scaltra che alla fine non rinuncia al vero amore.

Tiziana Caminiti – Hanna Glawari

Ho grande esperienza nel ruolo di Danilowitch che ho interpretato per la prima volta nel 1987 a Venezia: da lì in poi ho fatto praticamente tutti gli allestimenti più importanti d’Italia, da Roma a Bologna a Verona, con personaggi del calibro di Katia Ricciarelli e Sylvie Valerie. Ho festeggiato trent’anni di carriera lo scorso anno e ogni volta interpretare Danilowitch è una novità, stavolta in modo particolare perché sono arrivato in extremis, devo amalgamarmi con il gruppo e capire molto velocemente cosa vuole il regista. Interpreto il ruolo sempre con trasporto, altrimenti sarei solo un mestierante, invece scopro sempre qualcosa di nuovo in questo nobile vanesio che ha un aplomb tutto personale.

C’è un grande cast e ritorno a Messina con grande piacere, ho recitato nell’ultima Vedova allegra del Vittorio Emanuele e ho ritrovato un ottimo teatro: sono davvero contento di esibirmi qui.

Armando Ariostini – Danilo Danilowitch

Valencienne è un ruolo complesso, sia nel cantato che dal punto di vista scenico, anche perché in questo allestimento unisce il ballato al canto: nel terzo atto, infatti, c’è una parte danzante che si somma a un’interpretazione non semplice. Sono grata al maestro De Carlo perché ha costruito una regia molto particolare attorno al mio personaggio. Abbiamo lavorato tante altre volte insieme, anche a Timisoara, e La vedova allegra l’abbiamo già messa in scena a Reggio Calabria.

C’è un ottimo cast, con tanti siamo amici perché abbiamo già lavorato insieme, per questo sono felice di esibirmi a Messina e devo ringraziare il maestro Genitori che mi ha dato questa importante opportunità. Infine un pensiero va al mio maestro di canto Cornelio Murgu che ha spesso cantato in Italia e che, oggi, sarebbe orgoglioso di me.

Mihaela Marcu – Valencienne

Camillo De Rossillon è il classico tenore-amante innamorato e, nutrendo questo forte amore verso Valencienne, all’inizio sta al gioco ma alla fine rende questo sentimento palese, quando tutto viene svelato in un gioco di sfumature e personalità, come nella grande tradizione dell’operetta. Vocalmente ha due arie molto intense che regalano una grande atmosfera proprio perché devono dare sensazioni di alto livello al pubblico. Ha una tessitura molto difficile, ma è un piacere interpretare questo personaggio.

Ho trovato un gruppo molto affiatato, merito anche delle maestranze che ho ritrovato a un anno di distanza dal Don Giovanni, che rendono il nostro lavoro sempre più agevole e confortevole.

Francesco Marsiglia – Camillo De Rossillon

TEATRO VITTORIO EMANUELE

Martedì 3 e giovedì 5 maggio 2011 ore 21.00, sabato 7 maggio ore 17.30

Prezzi: platea 45 euro (ridotto 35), prima galleria 30 euro (20), seconda galleria 10 euro (7)

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