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Al Vittorio Emanuele ritorna la lirica

TEATRO VITTORIO EMANUELE DI MESSINA

TORNA LA LIRICA AL VITTORIO EMANUELE:  I “PARENTI SERPENTI” DI “GIANNI SCHICCHI” AMBIENTATI NEGLI ANNI ’60  CONTRAPPOSTI A “SUOR ANGELICA” VITTIMA SACRIFICALE

Le due opere di Giacomo Puccini,  in scena il 15, 17 e 19 febbraio. Dirige Palleschi, regia di Vizioli

La curiosità è inevitabile: come mai “Gianni Schicchi“, l’opera di Puccini che racconta una storia della Firenze del 1299, la vedremo in scena al Vittorio Emanuele ambientata negli anni Sessanta del secolo scorso? Lo ha spiegato il regista Stefano Vizioli durante la conferenza stampa di presentazione della nuova produzione del Teatro di Messina, in cui “Schicchi” è accoppiata a “Suor Angelica”: “Con lo scenografo Ciammarughi – ha detto Vizioli, che nella scorsa stagione a messo in scena a Messina “Madama Butterfly” – abbiamo ambientato Schicchi in una Firenze anni ‘60, in un clima da commedia all’italiana tipo ‘Signori e Signore’ di Germi o ‘Il Boom’ con Alberto Sordi. Abbiamo pensato che avidità e spasmodico senso del possesso non hanno connotazioni temporali particolari: il medio evo di Schicchi è un pretesto e ‘parenti-serpenti’ così si trovano ovunque in tutti i paesi e in tutte le epoche. Il tocco medievale è dato dal mobilio stile neogotico medievaleggiante che si trovava in alcuni salotti buoni della borghesia italiana”. Le due opere del “Trittico” di Puccini (l’altra è “Il tabarro”, rappresentata nell’ottobre scorso insieme con “Cavalleria rusticana”) sono molto diverse tra di loro, se non addirittura contrapposte: “Suor Angelica”, che ha tutti ruoli femminili, si svolge per intero in un convento. “Abbiamo inteso la vita e l’azione di Angelica – ha detto ancora Vizioli – come ‘staccate’ dal mondo delle consorelle, e la scena muta costantemente a seconda delle situazioni psicologiche della protagonista. In un mondo ‘nero’, che è riflesso della coscienza macchiata, soggetta a perenne senso di colpa ed espiazione, la figura di Angelica si erge a vittima sacrificale di un mondo che le ha chiuso tutte le porte seppellendola nell’immobilità della vita conventuale. Il suo nutrirsi di vita nel ricordo del figlio mai visto si spegne con l’agnizione della morte del bambino”.

Assente a causa di un concomitante impegno il presidente Luciano Ordile, la conferenza stampa è stata introdotta dalla vicepresidente Daniela Faranda, la quale ha sottolineato  il fatto che si sia realizzata a Messina una produzione così importante: “È apprezzabile da un doppio punto di vista. Innanzitutto perché si tratta di un allestimento completamente nuovo e di notevole livello artistico e poi perché sono state scelte due opere meno tradizionalmente rappresentate nei cartelloni, che fanno conoscere al pubblico aspetti tutt’altro che minori della grande musica di Giacomo Puccini. Proprio la scelta di produrre ed inserire in cartellone anche opere meno popolari, se ben realizzate come queste, è in perfetta sintonia con le finalità di diffusione,  promozione e divulgazione  culturale dell’Ente Teatro”

A sua volta il sovrintendente Paolo Magaudda ha ricordato come un allestimento di questo livello rappresenti sempre un momento di grande e salutare tensione per il Teatro in tutte le sue componenti: “Per questo bisogna tributare un grosso plauso, come sempre, alle nostre maestranze e alla macchina organizzativa e artistica che, in ogni circostanza, riescono a offrire le più ampie garanzie”.

Il direttore artistico per la musica, Lorenzo Genitori, ha ricordato come in questa stagione per la prima volta il “trittico” suia stato rappresentato nella sua interezza a Messina e ha aggiunto: “Suor Angelica e Gianni Schicchi stanno bene insieme perché lontani all’inverosimile; perché coltivano mondi sonori e sentimentali lontanissimi. È meraviglioso poter assistere, nella stessa serata, alla rappresentazione del sacrificio umano e contemporaneamente della grettezza; del dolore e dell’avido furore; della purezza vocale di un  ‘tutto voci femminili’ e della scabrezza di un cantato-parlato; di arie pure e distese insieme con martellanti ritmi modali”.

Infatti il Puccini di queste opere è un grande innovatore, come ha ricordato il maestro Carlo Palleschi, il direttore più volta apprezzato alla guida dell’Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele: “È il Puccini della maturità quello che compone questo dittico, è moderno e dissonante, soprattutto nel Gianni Schicchi, in cui non è molto melodioso, mentre in Suor Angelica è più immediato, per quanto sia maggiormente articolato. Puccini è sempre un passo avanti rispetto alla sua epoca, traspare lo splendido drammaturgo che c’è in lui”.

Nel cast spiccano le presenze di Serena Daolio e Cinzia De Mola in “Suor Angelica” e di Domenico Balzani e Giacinta Nicotra in “Gianni Schicchi”. In una compagna molto numerosa, giovane e di grande qualità, ricordiamo ancora Cristina Sogmaister, Rossella Bevacqua, Maria Josè Trullu, Carlos Natale, Francesco Palmieri. Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele, Coro lirico “Francesco Cilea”, diretto da Bruno Tirotta, coro di voci bianche “Progetto Suono”, diretto da Giulia Pino.

Martedì 15 e  giovedì 17 febbraio ore 21.00

sabato 19 febbraio ore 17.30

Prezzi: platea 45 euro (ridotto 35), prima galleria 30 euro (20), seconda galleria 10 euro (7)


APPROFONDIMENTI & RECENSIONI

Questa stagione non ci lascia respiro e gli eventi (così mi sembra giusto chiamarli) si succedono l’uno all’altro. E sicuramente è un evento questa nuova produzione di due opere del Trittico pucciniano: Suor Angelica e Gianni Schicchi. È, con ogni evidenza, il segno della vitalità del nostro Teatro in tutte le sue componenti, anche in tempi particolarmente duri per le attività culturali. Incombe sempre il pericolo di tagli da parte della Regione Siciliana, alle prese con difficoltà di bilancio, ma nello stesso tempo abbiamo la certezza di avere al nostro fianco il Sindaco, il Presidente della Provincia e l’intera deputazione regionale. Quindi, l’allestimento di queste due opere è anche un segno di fiducia nella capacità dell’intera città di stringersi attorno al proprio Teatro.

Luciano Ordile – Presidente dell’E.A.R. Teatro di Messina

La messa in scena di Suor Angelica e Gianni Schicchi rappresenta un momento di grande emozione per l’Ente Teatro, perché è una nostra produzione e bisogna far bene affinché il nostro allestimento, nuovo di zecca, possa essere appetibile anche da altri teatri. Quindi la tensione sarà molto alta, questo dittico rappresenta il punto centrale di una stagione particolarmente impegnativa per i nostri dipendenti. Per questo bisogna tributare un grosso plauso, come sempre, alle nostre maestranze e alla macchina organizzativa che, in ogni circostanza, riescono a offrire le più ampie garanzie. Tornando alle opere di Puccini, siamo molto orgogliosi del ritorno a Messina del direttore Carlo Palleschi e del regista Stefano Vizioli, oltre che della presenza di un ottimo cast.

Paolo Magaudda – Sovrintendente dell’E.A.R. Teatro di Messina

Programmare il Trittico, pucciniano, oggi è cosa ardua, forse troppo; la diversità di ambienti, epoche, poetica rende la messinscena difficoltosa fino ai limiti dell’impossibile, alla luce delle sofisticate e legittime aspettative che il pubblico oggi nutre nei confronti del Teatro d’Opera.

Ma anche un dittico estrapolato presenta le sue difficoltà, a cominciare dalla scelta di quale debba essere l’accoppiata. Suor Angelica e Gianni Schicchi stanno bene insieme perché lontani all’inverosimile; perché coltivano mondi sonori e sentimentali lontanissimi. È meraviglioso poter assistere, nella stessa serata, alla rappresentazione del sacrificio umano e contemporaneamente della grettezza; del dolore e dell’avido furore; della purezza vocale di un  ‘tutto voci femminili’ e della scabrezza di un cantato-parlato; di arie pure e distese insieme con martellanti ritmi modali.

Questa è la bellezza di un dittico siffatto: la coincindentia oppositorum.

Lorenzo Genitori – Direttore artistico per la musica dell’E.A.R. Teatro di Messina

È il Puccini della maturità quello che compone questo dittico, è moderno e dissonante, soprattutto nel Gianni Schicchi, in cui non è molto melodioso, mentre in Suor Angelica è più immediato, per quanto sia maggiormente articolato. Puccini è sempre un passo avanti rispetto alla sua epoca, traspare lo splendido drammaturgo che c’è in lui e questo dittico mette in mostra tutta la sua vena camaleontica: dalla patetica Suor Angelica al comico Gianni Schicchi.

Ho trovato una compagnia che lavora con grande armonia, sono molto giovani e avranno sicuramente un futuro roseo. C’è perfetta simbiosi sia con il regista che con l’orchestra: ormai sono di casa a Messina, venire qui è sempre un grande piacere. Soprattutto con gli orchestrali c’è un ottimo rapporto di amicizia e, dopo tanti anni, sono molto disponibili. Ma la cosa più importante è la loro professionalità, grazie a loro si riesce ad avere sempre un prodotto di altissimo livello.

Carlo Palleschi – Direttore

Mettiamo in scena due opere molto diverse tra loro: Suor Angelica è letta con una sequenza continua di cambi di scena ed è vissuta direttamente dagli occhi della protagonista, Gianni Schicchi, invece, è un’opera corale, deve essere coerente e precisa e bisogna organizzarla come se avesse un finale rossiniano. In quanto prima produzione bisogna arrivare preparati, in Suor Angelica è importantissima la tempistica e il coordinamento delle luci. In Gianni Schicchi, perché tutto giri alla perfezione, è vitale il ruolo dei parenti. In questa produzione una delle carte vincenti è il Coro Cilea, per me è un piacere lavorare con loro e, per quanto qui non abbiano un ruolo grandissimo, si dimostrano sempre molto “agguerriti”.

Con lo scenografo Ciammarughi abbiamo ambientato Schicchi in una Firenze anni ‘60, in un clima da commedia all’italiana tipo Signori e Signore di Germi o Il Boom con Alberto Sordi. Abbiamo pensato che avidità e spasmodico senso del possesso non hanno connotazioni temporali particolari: il medio evo di Schicchi è un pretesto e “parenti-serpenti” così si trovano ovunque in tutti i paesi e in tutte le epoche.

Ho trovato un teatro con buona energia, anche se ci sono pochi soldi si lavora sempre con grande abnegazione, specie nelle maestranze e nei maestri sostituti. Dopo Madama Butterfly è stato un piacere tornare, ma questo teatro, per le virtù e la qualità che sforna, deve essere valorizzato. Stavolta l’impegno di produzione è gravoso, perché, a differenza di Madama Butterfly che è in scena da 25 anni, è un’opera prima, una produzione nuova che dovrà essere veicolata al meglio, proprio per il bene del Vittorio Emanuele. C’è una compagnia con grande energia, sono dei giovani talenti molto bravi e creativi che presto avranno l’attenzione del grande pubblico.

Stefano Vizioli – Regista

Sono molto felice di cantare al teatro Vittorio Emanuele e soprattutto di interpretare questo ruolo nel quale debutto. La regia di Stefano Vizioli e la direzione di Carlo Palleschi mi hanno reso facile, sin da subito, immergermi completamente nella delicata e, al tempo stesso, energica donna pucciniana. Mi sono sentita accolta con calore da questo splendido teatro (dalla maestranze ai vertici) che, nonostante la crisi che sta vivendo in questo momento il mondo culturale, si impegna con entusiasmo e dedizione alla propria attività.

Serena Daolio – Suor Angelica

Ho interpretato il bimbo di Suor Angelica a Trieste quando avevo 8 anni e lì ho deciso che avrei fatto la cantante. Finalmente debutto in questo ruolo magnifico, da contralto, che mi piace perché nella vocalità può far vedere tutte le tecniche di una cantante, dal canto di petto fino all’acuto. Questa, però, è anche la maggiore difficoltà perché bisogna mantenere una linea costante per non far sentire i passaggi di tono, uniforme per non essere “volgari”: una sfida non facile ma che è molto piacevole. Il ruolo è ben definito dalla musica di Puccini, che fa apparire La Zia principessa molto severa, quasi cattiva.

Il Vittorio Emanuele è un teatro che amo e torno sempre con piacere: ho grande stima per il direttore artistico Genitori, una persona che conosce le voci e che sa il fatto suo. Noi siamo un ottimo gruppo e c’è grande affiatamento: una bella atmosfera dove tutti vogliono fare il meglio.

Cinzia De Mola – La Zia principessa

Gianni Schicchi rappresenta uno dei ruoli per baritono più importanti della storia dell’opera. Vocalmente è una congiunzione fra espressione drammatica e un’altra parte comica, che sfocia proprio nella Commedia dell’Arte. Puccini riesce sapientemente a riprendere un tipo di canto che era proprio del melodramma buffo del primo Ottocento. Il personaggio, quindi, lo si deve interpretare, anche dal punto di vista caratteriale, attraverso queste due facce, senza, però, eccedere in ambedue i casi.

Ho trovato una compagnia perfetta, ottimi sia il regista che il direttore. Per me lavorare con loro è un onore e poi debutto nel ruolo, un sogno per ogni baritono.

Domenico Balzani – Gianni Schicchi

Vocalmente Lauretta è una grande responsabilità, canta poco ma ha alcune delle arie più famose dell’intera opera pucciniana: quindi è molto breve ma di grande vocalità e concretezza. Anche l’interpretazione del personaggio, apparendo poco, è molto complessa: a primo acchito è una figlia che implora il padre, ma, data l’ambientazione e la visione del regista, ne viene fuori una donna con un tratto ribelle che conosce i punti deboli del padre, che la rende meno languida, più volitiva e consapevole dei propri mezzi.

C’è una compagnia con un affiatamento incredibile, tutti sono perfettamente calati nel personaggio con grande creatività e forza interpretativa. Anche nelle prove ordinarie tutti danno il massimo e riescono ad avere anche una buona dose di comicità che non guasta mai.

Giacinta Nicotra – Lauretta

 
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